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Ansia, Insonne, Depressione: è la Pandemia emozionale

Claudio Mencacci, primario del dipartimento di Salute mentale del Sacco di Milano: troppi i traumi del Covid: “Difficile capire quali strascichi l’epidemia abbia lasciato nella nostra mente, ma i segni del disagio sono evidenti”

Dopo il Covid ci scopriamo più insicuri e soli. La pandemia ha reso fragili i nostri progetti, ci ha bloccato, ha fatto crescere l’ansia. Le continue aperture e chiusure ci hanno disorientato. Oggi andiamo verso una ripresa, forse l’ultima, che ci mette di fronte a diverse preoccupazioni. Professor Claudio Mencacci, primario del dipartimento di Salute mentale dell’ospedale Sacco di Milano e già presidente della società italiana di psichiatria: che eredità lascia nella nostra mente questa lunga pandemia?

L’impatto emotivo è grande e tra i tanti lasciti direi che di sicuro c’è il tema dell’incertezza. Noi come gruppo sociale siamo degli abitudinari. La rottura dei ritmi, delle consuetudini, delle condizioni e dei modelli di vita e di lavoro dettati dal distanziamento umano sono tutti cambiamenti che a cascata ci rendono incerti. Si tratta di una incertezza inattesa, difficile da prevedere. Quando invece il nostro sistema neuronale è orientato alla previsione del futuro, questa volatilità è devastante, non lascia appigli (…) La nostra struttura fisica è capace di dare risposte in acuto, ma non siamo così apprezzabili nel dare delle risposte nella cronicità.

Come valuta lo stato di salute della nostra mente?

Stanno con decisione aumentando sintomatologie ansiose, depressive, i disturbi del sonno. Il trauma è forte. Ci troviamo in mezzo ad un fiume carsico e non sappiamo cosa questi mesi di quasi continuativa paura possa aver lasciato nel nostro cervello. Nei giovani, negli adolescenti, privati nella loro crescita, nei grandi anziani al centro del pericolo e nelle persone precipitate in uno stato di disoccupazione  e impoverimento.

Quanto incide l’insicurezza sul posto di lavoro?

Ci sono studi pubblicati sulle più autorevoli riviste internazionali che calcolano quanto la disoccupazione e l’impoverimento stiano aumentando la platea delle persone che soffrono di depressione nel nostro Paese. L’impatto è importante, sono diverse migliaia di soggetti che si aggiungono a oltre tre milioni di italiani. L’instabilità economica è un fattore precipitante. In generale il rischio di sviluppare la depressione è aumentato di tre volte.

Perché dice che la pandemia causa mal di stomaco e jet leg?

La depressione da pandemia vede l’insorgenza di bruciori, acidità, gonfiori addominali, con un abuso di televisione e cibo sempre generato dall’isolamento prolungato. Per jet leg sociale s’intendono invece i disturbi del sonno, dell’ambientamento. Abbiamo visto in questi mesi un aumento generalizzato del peso corporeo e una crescita preoccupante del consumo di alcolici. In concomitanza per giunta con una
ridotta attività fisica. Non solo sportiva o agonistica, ma anche una grave diminuzione del semplice movimento, dei tempi di camminamento quotidiano. Gli stili di vita sono andati molto peggiorando e la salute mentale paga un prezzo elevato. Non solo nelle tante persone contagiate dal virus.

Peggio per i positivi?

Uno su cinque nel 2020 ha presentato dei disturbi psichiatrici. Insonnia, ansia, depressione entro novanta giorni dall’inizio dell’infezione (…) Tra i non contagiati invece un 60% circa della popolazione ha mostrato sintomi psichici per una durata superiore a quindici giorni. Quindi non solo una notte, il problema ha avuto una parentesi sensibile. Siamo un laboratorio a cielo aperto.

Per i giovani è stata una pandemia emozionale?

La verità è che sono stati i più colpiti. Hanno pagato il conto in assoluto più salato. Sono stati i più esposti alla deprivazione. Hanno dovuto fare senza scuola, senza amici, sono rimasti a lungo senza contatti sociali e fisici. Il nostro cervello è sociale e durante la sua maturazione ha bisogno di interazione. La neurogenesi si nutre di rapporti. Non sappiamo cosa accade se per un anno e mezzo tutta questa rete di relazioni viene interrotta. In alcuni giovani ha prevalso la paura, il senso del dovere, l’introversione, la solitudine. In altri l’imprudenza, la fame, il desiderio di stare insieme anche mettendo in pericolo i propri cari e il prossimo.

Un consiglio per ricominciare?

Anzitutto dobbiamo mantenere degli stili di vita sani. Vivere bene, stare in buona salute, muoverci, nutrire con coscienza il corpo. È fondamentale per la nostra mente. (…) La base centrale della resilienza è fare tesoro della frustrazione sperimentata. Avere la capacità di acquisire qualcosa dall’esperienza vissuta. Senza tornare indietro. Ma cercando di costruire qualcosa di nuovo per il futuro. Pensiamo al domani. Senza creare, per favore, solo delle brutte e vecchie copie

Estratto dall’articolo di SERGIO BACCILIERI uscito sull’inserto Salute e Benessere della Provincia il 28 aprile 21

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