Ai, è arrivato il tempo dell'”I Care”
Articolo di Giampaolo Cerri per Vita
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Le due giornate di Telefono Azzurro, fra Milano e Roma, in occasione del Safer Internet Day, e dedicate alla sicurezza dei giovanissimi, si trasformano in una grande riflessione sull’Intelligenza artificiale e sull’urgenza del fatto che politica, istituzioni, aziende digitali e società civile, se ne occupino.
Dichiarazioni Mencacci
L’allarme: il tempo tolto alla fase dell’accudimento
A Milano, ne aveva parlato lo psichiatra Claudio Mencacci, primario al Sacco, clinico di lungo corso, richiamando l’attenzione dell’uditorio su un dettaglio: quando ad abusare della fruizione digitale sono le madri dei bambini 0-5 anni, il tempo assorbito dai device (27%, della giornata, dice uno studio) risulta inevitabilmente, drammaticamente sottratto, al rapporto coi figli, in una fase delicatissima, in quanto evolutiva, della crescita. E l’avvento massimo dell’Ai fa semmai pensare a un aumento di quel tempo. «In qualle diade, entra il terzo incomodo», diceva lo psichiatra, «e non è il padre, ma lo smartphone». Mancacci parlava di inevitabili ricadute sulla salute mentale di quei bambini («discontrollo emozionale», aveva spiegato il professore) e dell’urgenza di educare i genitori.