L’attività fisica non è soltanto uno strumento per il benessere fisico, ma un vero e proprio modulatore della salute mentale. Lo ha spiegato Claudio Mencacci, co-presidente della SINPF e direttore emerito di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, intervenendo a Radio1 Progetto Benessere su Rai Radio1.
Secondo Mencacci, il movimento agisce direttamente sulla chimica cerebrale attraverso diversi meccanismi biologici: dalla modulazione di serotonina, dopamina e noradrenalina fino alla stimolazione della neuroplasticità tramite il BDNF, il fattore di crescita neuronale scoperto da Rita Levi Montalcini. L’attività fisica contribuisce inoltre a ridurre il cortisolo, migliorare il sonno e regolare i ritmi circadiani, elementi fondamentali per l’equilibrio psicofisico.
Le evidenze scientifiche mostrano benefici significativi soprattutto nei disturbi depressivi e d’ansia. Anche attività moderate – come camminare a passo sostenuto per circa mezz’ora tre o quattro volte a settimana – possono ridurre il rischio di depressione di circa il 20%, mentre nei disturbi d’ansia miglioramenti clinicamente rilevanti si osservano nel 30-40% dei casi.
Tra le attività consigliate figurano camminata veloce, ciclismo, nuoto ed esercizi aerobici moderati, con un obiettivo minimo di 150-300 minuti settimanali di movimento.
Mencacci ha inoltre ribadito l’importanza di una vera e propria “prescrizione” dell’attività fisica accanto ai trattamenti tradizionali: “Non basta più suggerire il movimento: va prescritto come parte integrante della cura e della prevenzione”.
Secondo il presidente SINPF, il movimento rappresenta infatti uno strumento fondamentale non solo per il trattamento di ansia e depressione, ma anche per la prevenzione delle patologie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative legate all’età avanzata.