Leadership, solipsismo e salute mentale: il punto di vista clinico
In un’intervista pubblicata su Corriere Salute, lo psichiatra Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, propone una chiave di lettura clinico-filosofica per interpretare alcuni comportamenti di leader politici contemporanei.
Premettendo che non è possibile formulare diagnosi su persone non valutate direttamente, Mencacci richiama il concetto di solipsismo, distinto dal disturbo narcisistico di personalità. Nel solipsismo, spiega, l’individuo tende a considerare sé stesso come unico punto di riferimento, filtrando la realtà attraverso il proprio “io”, senza il bisogno di compiacere o sedurre gli altri.
Questo modello può tradursi, sul piano comportamentale, in una forte iper-personalizzazione della leadership, dove le istituzioni e gli interlocutori vengono percepiti non come soggetti di confronto, ma come ostacoli o antagonisti. Ne deriva una semplificazione delle dinamiche relazionali in termini dicotomici (“amici/nemici”), che può risultare efficace sul piano comunicativo ma limitante nella complessità delle relazioni umane.
Mencacci sottolinea inoltre come alcuni tratti – quali disinibizione, assenza di filtri comunicativi e difficoltà nel modulare i comportamenti – siano oggetto di discussione nel dibattito scientifico internazionale. Tuttavia, ribadisce che eventuali interpretazioni in chiave clinica restano ipotesi teoriche e non diagnosi mediche.
Il tema si inserisce in un contesto più ampio, che riguarda la psicologia della leadership contemporanea e il progressivo cambiamento dei modelli relazionali e comunicativi nelle società attuali.
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