Le recenti dichiarazioni e immagini diffuse da Donald Trump, tra cui l’attacco a Papa Leone e un post in cui si rappresenta con sembianze cristologiche, riaccendono il dibattito sul significato dei suoi comportamenti pubblici. Tuttavia, secondo Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della SINPF, è necessario evitare interpretazioni semplicistiche in chiave psicopatologica.
Mencacci invita alla cautela: più che di una “sindrome del Salvatore”, si tratterebbe di una precisa strategia comunicativa e politica. Alla base, una personalità fortemente assertiva e orientata a un approccio aggressivo, utilizzato come leva per ottenere risultati e consenso.
Il contesto è quello di una tensione storica tra Stati Uniti e Vaticano, oggi riemersa nello scontro tra due visioni del mondo contrapposte: da un lato l’universalismo etico della Chiesa, dall’altro una prospettiva sovranista che caratterizza l’attuale fase politica americana.
Secondo Mencacci, non emergono elementi riconducibili a una sofferenza psicopatologica: al contrario, le azioni di Trump appaiono coerenti con una strategia mirata a generare incertezza e pressione sull’interlocutore, per testarne i limiti e ottenere vantaggi negoziali.
In questo quadro, anche le provocazioni mediatiche e simboliche si inseriscono in una logica comunicativa consapevole, che affonda le radici nella storia dei rapporti tra politica americana e religione, e che continua a evolversi nel contesto contemporaneo.
Articolo di Margherita Lopes per Lapresse.
Link: Donald Trump e il Papa, per lo psichiatra più che megalomania c’è una chiara strategia – LaPresse