Psichiatria, nuove terapie tra promesse scientifiche e tempi della ricerca
La psichiatria sta esplorando nuove traiettorie terapeutiche che vanno oltre gli psicofarmaci tradizionali. Dai farmaci nati per il metabolismo fino alle microdosi di psichedelici, le evidenze emergenti aprono scenari promettenti, ma ancora lontani dalla pratica clinica.
A fare il punto, su TrendSanità, sono Matteo Balestrieri e Claudio Mencacci, co-presidenti della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (SINPF).
Farmaci GLP-1 e salute mentale
Gli agonisti del recettore GLP-1 – come semaglutide, liraglutide e tirzepatide – sviluppati per obesità e diabete, stanno mostrando effetti rilevanti anche in ambito psichiatrico. «L’uso di semaglutide in pazienti in terapia antipsicotica ha portato a una riduzione media dell’8% del peso corporeo in 24 settimane», spiega Matteo Balestrieri, sottolineando l’impatto sull’aderenza alle cure.
Per Claudio Mencacci, il valore è duplice: «Per la prima volta abbiamo uno strumento efficace non solo per curare la mente, ma anche per proteggere il corpo dei pazienti psichiatrici, riducendo il rischio di complicanze metaboliche». Le evidenze genetiche suggeriscono inoltre un possibile ruolo del sistema GLP-1 nella regolazione dell’umore. Tuttavia, precisano gli esperti, non esiste ancora un’indicazione regolatoria per l’uso psichiatrico: serviranno ulteriori studi e tempi adeguati.
Microdosing e ricerca psichedelica
Anche il microdosaggio di sostanze come psilocibina e LSD sta tornando al centro dell’interesse scientifico. «Microdosi pari al 5-10% di una dose standard potrebbero “resettare” circuiti neurali coinvolti nella depressione maggiore e nel PTSD», osserva Mencacci. Ma il messaggio è chiaro: si tratta di ricerca controllata, non di pratica clinica corrente. In Italia è in corso uno studio autorizzato da AIFA e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità presso l’Università di Chieti. I risultati sono attesi, ma l’introduzione clinica richiederà tempo, definizione rigorosa dei dosaggi e monitoraggio attento degli effetti.
Il punto centrale resta uno: innovazione sì, ma con metodo. «La nostra missione – ribadiscono i presidenti SINPF – è garantire che l’innovazione non prescinda mai dalla sicurezza del paziente». La psichiatria del futuro si sta costruendo oggi. Con prudenza, evidenze e responsabilità.
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