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Come dire la verità su Babbo Natale ai bambini (senza senza perdere il dono di stupirsi)

Corriere Salute – articolo di Angela Cotticelli

Per alcuni è importate non rompere l’incanto, per altri la verità è un tassello che li accompagna nella crescita. Compito degli adulti trovare l’equilibrio e sapere come rispondere quando arriva la domanda: «Esiste davvero?»

Babbo Natale è il protagonista delle festività dei più piccoli, una figura che porta con sé generosità, gioia e bontà. È colui che fa avverare tutti i desideri e rende piacevole l’attesa. Crescendo, però, arriva il fatidico momento in cui i bambini si chiedono: «Esiste davvero?». Come dovrebbero reagire mamma e papà? Lo abbiamo chiesto a Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia.

A che età nasce il dubbio

«Tra i sei e gli otto anni i bambini attraversano un periodo particolarmente delicato in cui si sviluppa il pensiero logico e la capacità di interrogarsi sul mondo diventa più strutturata – spiega Mencacci -. È proprio in questa fascia di età che molti iniziano a porsi domande sull’esistenza di Babbo Natale, alimentati anche da un contesto più ricco di informazioni. Oggi i bambini sono esposti a contenuti tecnologici, video, confronti continui con compagni di scuola che spesso anticipano rivelazioni, talvolta perché più disillusi o perché appartengono a culture o religioni differenti. Questi stimoli possono portare il bambino ad avvicinarsi prima al dubbio e a cercare risposte dagli adulti. È perciò fondamentale che i genitori siano preparati a rispondere alla domanda sull’esistenza di Babbo Natale».

Come rispondere

«Quando arriva quel momento, è importante rispondere rimandando prima al pensiero del bambino – continua Mencacci -. «Tu cosa ne pensi?» diventa una chiave per comprendere quanto sia pronto a compiere un eventuale passaggio. Alcuni desiderano conferme perché non vogliono ancora rinunciare all’incanto, altri sono già sulla soglia della scoperta e la vivono come un tassello naturale della crescita. Il compito dell’adulto è trovare un equilibrio, riconoscere il desiderio del bambino di mantenere ancora un po’ la magia o, al contrario, accompagnarlo con delicatezza verso la verità. Molti bambini fingono di credere, anche oltre l’età tipica, proprio perché affezionati alla meraviglia che il rito porta con sé. Alcuni raccontano apertamente, anche anni dopo, che era talmente bello da non voler permettere che finisse. La magia del Natale suscita emozioni potentissime: incanto, sorpresa, stupore, ammirazione verso ciò che appare straordinario e nuovo. È un mondo che richiede rispetto e grande sensibilità perché racchiude uno spirito di bellezza, il piacere di rendere felici gli altri e di partecipare allo stupore di chi amiamo».

Gestire la delusione

Quando la verità affiora, il bambino può provare delusione. «È importante spiegare che tutto ciò che si è fatto finora aveva un unico scopo: rendere il Natale più bello e speciale per lui o lei – sottolinea Mencacci -. È altrettanto prezioso sottolineare che da quel momento potrà diventare protagonista nella costruzione della magia, partecipando attivamente alla tradizione e contribuendo alla gioia degli altri. Anche chi non crede più nella figura di Babbo Natale può continuare a far vivere la ritualità: preparare insieme i regali, coltivare l’attesa, custodire un linguaggio di affetto. L’unica accortezza è non trasformare questo passaggio in un giudizio, evitando frasi come “adesso sei grande, smettila”, che rischiano di far sentire il bambino svalutato o ridicolizzato. Alcuni adulti, pur senza volerlo, usano toni beffardi che rimandano all’infantilismo, quando invece serve rispetto verso una fase emotivamente significativa. Un’altra attenzione riguarda il contesto: evitare di parlare della questione davanti a bambini più piccoli, che non hanno ancora sviluppato le capacità cognitive per elaborare quel genere di informazioni».

Il ruolo chiave dei genitori

Quando il bambino è pronto per il passaggio, si può aiutarlo a comprendere che il Natale non perde il suo senso: resta un tempo di attesa, sorprese, doni, presenza reciproca. «È un momento in cui alimentare il desiderio, accompagnandolo verso l’inizio di una vita un po’ più adulta, proprio come accade per altri passaggi simbolici, come la perdita dei denti da latte. Il ruolo del genitore è quello di accompagnare: non deve anticipare, né svelare un segreto senza motivo, ma neppure negare ciò che il bambino ha ormai compreso da sé. Di fronte alla domanda, può dire con sincerità e gentilezza: «È una storia che esiste da tanto tempo e che rende felici le persone. Noi genitori aiutiamo Babbo Natale a portare la magia nelle case, e quando sarai grande potrai farlo anche tu». Questo permette al bambino di entrare in un nuovo stadio: non più semplice destinatario della magia, ma parte attiva di quel legame umano fatto di gentilezza, gioia e amore condiviso. In un’epoca in cui tecnologia e intelligenza artificiale occupano sempre più spazio nella vita quotidiana, la capacità di provare meraviglia resta una delle risorse più preziose, da custodire e coltivare. La magia di Babbo Natale ci ricorda che continuare a stupirsi è un dono che vale la pena proteggere», conclude Mencacci.