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La depressione post parto può riguardare anche i padri? Cosa dice la scienza

Articolo del Corriere Salute di Cinzia Testa

È davvero solo per gelosia se nei mesi successivi alla nascita del figlio, il neopapà cambia caratterialmente, si chiude in sé stesso, rifiuta il suo nuovo ruolo? No. La situazione è più complessa e c’è una comunità scientifica impegnata a dimostrarlo. E a cercare soluzioni

Un uomo su dieci durante la gravidanza della partner e nel primo anno dopo la nascita del figlio sviluppa sintomi depressivi. Eccola, la prova che la depressione perinatale non riguarda solo le madri. Una sofferenza psicologica profonda, rimasta a lungo invisibile e che solo in questi ultimi anni sta emergendo nella sua complessità.
«Diventare padre non è solo un evento biologico o familiare, ma una transizione identitaria profonda», interviene Claudio Mencacci, psichiatra e co-Presidente SINPF, Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia. «Molti uomini sperimentano sentimenti di inadeguatezza, la paura di perdere autonomia e libertà, la sensazione che la propria vita venga completamente assorbita dalle esigenze di un’altra persona. Il peso di questa transizione aumenta in presenza di scarso supporto sociale, difficoltà economiche, basso reddito o istruzione, e relazioni di coppia fragili. Fattori che, pur non essendo specifici, agiscono come potenti amplificatori del disagio».

Le cause

L’arrivo del figlio rappresenta lo start che innesca a cascata le problematiche. Le cause sono altre, molteplici e intrecciate tra di loro. «Uno dei fattori principali è la presenza di una depressione nella partner, con un disagio emotivo che tende a propagarsi all’interno della coppia in una fase di grande vulnerabilità, com’è la nascita di un figlio», continua il professor Mencacci. «Contano poi le caratteristiche individuali. Si è visto che una storia pregressa di disturbi d’ansia o depressivi, oppure una familiarità psicopatologica, aumentano il rischio».
Gioca un ruolo importante poi la qualità della relazione di coppia. Se gli equilibri sono già fragili, è inevitabile che vengano messi a dura prova, in particolare quando il padre si sente impreparato ad assumere nuove responsabilità.

«È davvero solo per gelosia se nei mesi successivi alla nascita del figlio, il neopapà cambia caratterialmente, si chiude in sé stesso, rifiuta il suo nuovo ruolo? No. La situazione è più complessa e c’è una comunità scientifica impegnata a dimostrarlo. E a cercare soluzioni.  Molte volte emerge una mancanza di modelli di riferimento, a causa di una società in cui il ruolo paterno è stato progressivamente messo in discussione», continua Mencacci. «A questo si aggiunge la difficoltà di adattarsi a una partner inevitabilmente concentrata, prima sulla gravidanza e poi sull’accudimento del neonato. Molti padri vivono una forma di isolamento emotivo, si mettono da parte, hanno difficoltà a conciliare lavoro e famiglia e, soprattutto, fanno fatica a chiedere aiuto».

Quali sono i sintomi

Stanchezza cronica, dolori, insonnia. Ma anche ritiro affettivo, distacco, irritabilità, ostilità, talvolta cinismo o gelosia. Un disagio che talvolta prende strade più rischiose come l’abuso di alcol o sostanze. Oppure l’avvio di relazioni extraconiugali, un fenomeno diffuso ma di cui si parla ancora troppo poco. Insomma, il tema è complesso e rappresenta un’area di ricerca con diverse strade ancora inesplorate. Le ipotesi sono molte.

Cosa dice la ricerca

Una review pubblicata su Frontiers in Psychologycal ha evidenziato nei diversi studi esaminati, le prove di modifiche nella neuroplasticità nei padri durante il periodo postpartum.
I cambiamenti endocrini, strutturali e funzionali che si verificano durante questo periodo contribuiscono in modo critico, sottolineano gli Autori, ai repertori di accudimento dei padri e alla qualità delle cure paterne. Ma, aggiungono, servono nuove ricerche per approfondire i cambiamenti associati all’esperienza della paternità durante il periodo peripartum. Di certo, c’è un aspetto culturale ancora irrisolto: dei padri spesso non si occupa nessuno. Mancano spazi di ascolto, interventi mirati, percorsi di accompagnamento pensati anche per loro. E cominciano ad affiorare i loro disagi.

Uno studio statunitense su Global Qualitative Nursing Research ha estrapolato sul sito di social Reddit, 63 post anonimi a firma di neo-padri. Un’indagine significativa, che fa emergere le esperienze di depressione post-partum paterna e i diversi sintomi sperimentati. Ma cosa si può fare? Una soluzione arriva da una ricerca pubblicata a settembre 2025 su Midwifery. In due ospedali di riferimento in Tanzania sono state coinvolte in focus group 22 ostetriche che hanno condiviso le loro esperienze. È emersa la necessità di un approccio olistico alla salute mentale postnatale di entrambi i genitori, l’importanza di una formazione ostetrica completa, che includa corsi di formazione sull’assistenza postpartum e neonatale al fine di coinvolgere i padri durante tutto il percorso della gravidanza, del parto e della prima infanzia.

«Prendersi cura dei padri significa prendersi cura dell’intera famiglia – conclude Mencacci –. Imparare ad accudire un neonato, condividere ruoli tradizionalmente delegati alle madri, costruire fin da subito una relazione affettiva solida con i figli non è solo un diritto, ma anche una forma di prevenzione del disagio psicologico. Personalmente, trovo che l’introduzione e il progressivo rafforzamento dei congedi di paternità in Italia rappresentano un segnale importante in tal senso. Le esperienze di padri che hanno potuto dedicare i primi mesi di vita dei figli all’accudimento quotidiano mostrano effetti positivi sia sul legame padre-bambino sia sul benessere complessivo della famiglia».