Articolo di Margherita Lopes per LaPresse
L’età media delle mamme in Italia è di 34 anni: tra ansia e malattie infettive, l’iniziativa di Fondazione Onda.
In Italia si fanno sempre meno figli, sempre più tardi. L’età media delle mamme è di 34 anni e ormai i disturbi d’ansia interessano oltre una donna su cinque. “Le trasformazioni in atto ci dicono quanto è cambiata l’attesa della gravidanza“, con future madri ampiamente over 30, a volte single e “un maggior riconoscimento dei disturbi d’ansia”.
Parola di Claudio Mencacci, copresidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e presidente del comitato tecnico scientifico di Fondazione Onda Ets, che ne parla con LaPresse a margine dell’incontro organizzato oggi al ministero della Salute a Roma su ‘La protezione della salute materno-infantile: il valore della prevenzione primaria in gravidanza’.
“Ormai, e questa è una buona cosa, è stato superato il luogo comune che voleva la gravidanza come idilliaca sempre e comunque. Mentre sappiamo che è un momento di trasformazione per la donna e per la coppia”, aggiunge Mencacci. Un momento in cui emergono le fragilità, ma è anche possibile dare risposte efficaci in termini di prevenzione e cura. E proprio la prevenzione, dell’ansia in gravidanza ma anche delle malattie infettive che insidiano la salute di mamma e bebè, è l’obiettivo di questa nuova iniziativa voluta da Fondazione Onda.

Un periodo delicato e cruciale
“Stiamo parlando di un periodo delicato, che può essere felice per la donna. La buona notizia è che abbiamo gli strumenti per una gravidanza serena: dai corretti stili di vita, ai vaccini, fino alla prevenzione sia in termini di salute mentale che fisica”, sottolinea Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda Ets.
Ma come è nata questa iniziativa? “Ci siamo accorti da una mappatura fatta su 210 reparti di ostetrica e ginecologia che c’è attenzione ad accompagnare la mamma nel cogliere segnali di psicopatologia e c’è il grande tema dei vaccini. Il fatto è – dice Merzagora – che le coperture vaccinali in gravidanza restano basse e solo il 47% delle donne associa la prevenzione anche alle vaccinazioni”.
I vaccini raccomandati in gravidanza
Le vaccinazioni raccomandate nei 9 mesi sono “quelle contro influenza, pertosse e Covid, ma anche il virus respiratorio sinciziale è ‘cattivo’ con i bimbi nel primo anno di vita. Dobbiamo tutelarli – insiste Merzagora – e questo oggi si può fare o con l’anticorpo monoclonali nei primi giorni di vita, oppure vaccinando la mamma in gravidanza. Una soluzione che ancora non è parte del calendario vaccinale, ma che alcune Regioni hanno iniziato a proporre e che garantisce una immunizzazione passiva”.
C’è ansia e ansia
Perché la salute del neonato può preoccupare la neomamma. Per Mencacci però “dobbiamo distinguere l’ansia da gravidanza, che può riguardare fino al 14,4% delle donne gravide ed è legata specificamente all’esperienza dell’attesa, alle preoccupazioni per il feto e al percorso gestazionale, dai disturbi d’ansia in gravidanza. Questo momento della vita può essere occasione in cui si presentano disturbi di panico, ansia generalizzata e fobie dal 6% e al 37% dei casi. La vulnerabilità è maggiore se la donna ha già sofferto di ansia o se c’è una sensibilità familiare”, continua l’esperto.
La ricetta per una gravidanza serena
Cosa fare, allora? “Bisogna rassicurare, sensibilizzare e dare informazioni corrette – riprende Merzagora – E Fondazione Onda Ets, tramite il Bollino Rosa, può svolgere un ruolo importante integrando la presa in carico preventiva della donna in gravidanza e facendo da ponte tra raccomandazioni scientifiche e pratica clinica, nonché attraverso campagne nazionali mirate dedicate a questi temi”.
Perché “vaccinare la donna in gravidanza consente di ridurre il rischio di malattia nella madre e di offrire al neonato una protezione precoce nei primi mesi di vita, grazie al trasferimento degli anticorpi”, ricorda Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana di Igiene (SITI). “Promuovere queste vaccinazioni significa tutelare i soggetti più vulnerabili e rafforzare la salute pubblica”.
“Il valore della prevenzione in gravidanza è fondamentale per garantire la salute della madre e del bambino”, rammenta Vito Trojano, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), ricordando che “molte complicanze sono prevenibili tramite un accurato e periodico controllo della gestante”, anche dal punto di vista psicologico.
Per Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), “i primi mille giorni” di vita del bebè “rappresentano una fase strategica per la prevenzione delle patologie croniche. Evidenze scientifiche dimostrano che stili di vita inadeguati in gravidanza e nella prima infanzia aumentano il rischio di obesità e diabete. Insomma, intervenire precocemente è una priorità di sanità pubblica”.
Rendere le donne protagoniste delle scelte di salute
Come fare? “È importante che le donne siano ascoltate e rassicurate, ma anche correttamente informate. Non bisogna dare solo indicazioni – sostiene Mencacci – ma rendere le donne protagoniste. Abbiamo visto crescere in molti ospedali centri dedicati alla fase perinatale e questo ci dice che dubbi, disinformazione o comunicazioni frammentarie possono alimentare stress e preoccupazioni. Prevenzione primaria e prevenzione psicologica in gravidanza devono procedere di pari passo per una maternità più sicura e anche più serena, non solo per la mamma e il bambino, ma anche per il partner”.
Perché anche i futuri papà possono risentire di alcune conseguenze del lieto evento. “Con l’iniziativa di oggi vogliamo prenderci cura di questi nuovi nuclei familiari, sempre più in diminuzione ma che dobbiamo preservare e proteggere”, conclude Mencacci.
Foto – Claudio Mencacci e Francesca Merzagora