Articolo Corriere della Sera – Salute di Angela Cotticelli
Non conta solo come dirlo, ma anche quando (intorno al quarto o quinto mese) e dove (in uno spazio familiare). «Le reazioni del bambino possono essere molto diverse e tutte vanno accolte» spiega lo psichiatra Mencacci
Il secondo figlio al suo arrivo può risultare un «ospite indesiderato» per il primogenito. Catalizza le attenzioni di mamma e papà, ruba la scena e può scatenare perciò la gelosia del fratellino o della sorellina maggiore.
Il ruolo dei genitori è fondamentale per creare un clima accogliente per tutti. Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia spiega cosa è opportuno fare e quali sono gli errori da evitare.
Come dare la notizia al figlio maggiore
«La comunicazione dell’arrivo di un secondogenito non è un semplice annuncio, ma l’inizio di una nuova storia che coinvolge tutta la famiglia – racconta Mencacci -. È importante che a parlarne siano entrambi i genitori, perché il messaggio riguarda un cambiamento profondo e duraturo. Non conta solo cosa si dice, ma anche dove e come lo si dice. L’ambiente ha lo stesso valore delle parole: deve essere uno spazio familiare, intimo, lontano da luoghi pubblici, come ad esempio il salotto di casa o la cameretta, un luogo in cui il bambino possa sentirsi al centro e al sicuro emotivamente. Questo momento va protetto dal rumore del mondo esterno. È necessario non avere fretta, essere liberi da altri impegni, spegnere telefoni, televisione, computer e radio. Non devono esserci nonni, zii o cugini. È un tempo dedicato esclusivamente al bambino, un messaggio implicito che dice “siamo qui per te”. Anche i più piccoli, di due o tre anni, pur con modalità diverse, sono in grado di percepire l’ascolto emotivo e di reagire a ciò che viene condiviso».
Il linguaggio non verbale
«Nel comunicare la notizia è importante creare un contatto fisico, magari tenendolo per mano – continua Mencacci -. Tutto va modulato in base all’età. Con i più piccoli si può usare un linguaggio semplice, spiegando che nella pancia della mamma sta crescendo un bambino che verrà a vivere con la famiglia. Se l’età lo permette si può essere più chiari, parlando di un fratellino o di una sorellina, spiegando che sarà piccolo così come lo è stato lui o lei alla nascita e che avrà bisogno di essere aiutato, proprio come era successo a lui o lei. Con i bambini tra i tre e i cinque anni possono essere utili libri illustrati che spiegano cosa cresce nella pancia, aiutandoli a comprendere ciò che sta accadendo senza spaventarli. L’idea che “qualcosa cresce” può generare timori, per questo è necessario un clima accogliente, che rispetti le emozioni del bambino e che non sia né euforico né eccessivamente serio».
Gli errori da evitare
«È fondamentale evitare etichette come “il maggiore” o “responsabile”, perché non generano serenità, ma possono creare angoscia e un carico emotivo eccessivo – sottolinea Mencacci -. I bambini più grandi possono essere coinvolti in piccoli aspetti concreti come la scelta del nome o di qualche oggetto utile al nascituro, come ad esempio una tutina. L’obiettivo è farli sentire partecipi senza responsabilizzarli, permettendo loro di cogliere un beneficio emotivo dalla nuova situazione. Anche in questo caso ciò che conta davvero è che la loro presenza resti centrale. Bisogna evitare frasi come “bella sorpresa”, perché non è detto che il bambino la viva così. Il messaggio di fondo deve essere che l’amore non si divide né si restringe, ma si allarga. Come un cuore che diventa capace di contenere più persone, l’arrivo di un nuovo figlio non toglie nulla, ma aggiunge nuovi affetti».
Accogliere qualsiasi reazione
«Le reazioni del bambino possono essere molto diverse e tutte vanno accolte – prosegue l’esperto -. Può arrabbiarsi, chiudersi in un silenzio cupo, mostrarsi distaccato, oppure può essere felice e immaginare giochi futuri. Tanto più il bambino è piccolo, tanto più sarà necessario tornare sull’argomento nel tempo, perché si sta costruendo una nuova parte del suo mondo, destinata a durare tutta la vita. Il momento giusto per comunicare la notizia è quando la gravidanza è sicura, generalmente intorno al quarto o quinto mese. Può essere utile coinvolgerlo quando il bambino in pancia inizia a muoversi, facendogli sentire i movimenti, sempre in modo affettivo e mai forzato. Il bambino non deve sentirsi né escluso né marginalizzato».
L’arrivo a casa del secondogenito
Anche l’arrivo a casa del neonato richiede attenzione. «È importante creare un ambiente accogliente e coinvolgere il primogenito nel prepararlo – raccomanda Mencacci -. Bisogna fargli sentire che sta aprendo la casa al nuovo arrivato. Allo stesso tempo è utile spiegare che non sarà tutto solo gioia e bellezza e che il neonato piangerà e si lamenterà, proprio come era successo anche a lui o lei. Al momento del rientro, il primo a essere salutato dovrebbe essere il primogenito, lasciandogli i suoi tempi per avvicinarsi al fratellino o alla sorellina, senza forzature. Un piccolo gesto simbolico, come un regalo “portato” dal neonato, può aiutarlo a percepire che non gli è stato sottratto nulla. Nei primi giorni è importante proteggere il primogenito, dedicandogli ogni giorno anche solo pochi minuti esclusivi e mantenendo le sue routine. Eventuali regressioni non vanno vissute come problemi, ma come un modo per dire “ci sono anch’io”».
Le visite di parenti e amici
L’arrivo di amici e parenti è inevitabile, ma va gestito con delicatezza. «È preferibile evitare le visite tutte insieme o a sorpresa, soprattutto nei primi giorni. È una questione di educazione e di tutela della nuova famiglia. Sarebbe importante che chi viene a trovare il neonato portasse un pensiero anche al primogenito e che salutasse lui per primo, evitando di riversare tutta l’attenzione sul nuovo arrivato. Meglio non assillare con domande ripetitive e non mettere il bambino più grande in difficoltà chiedendogli di tenere in braccio il neonato. Si può proporre il coinvolgimento, ma accettare serenamente un eventuale rifiuto, senza insistere. Vanno evitati confronti tra i bambini, consigli non richiesti e foto forzate. Un eccesso di stimoli e presenze può risultare dannoso. Il nuovo arrivato può essere vissuto come un disturbatore o come un dono. Il compito dei genitori è creare le condizioni perché possa davvero essere il benvenuto, lasciando sempre una porticina aperta ai tempi e alle emozioni di ciascuno», conclude Mencacci.
Link articolo Corriere Salute – Fratellino (o sorellina) in arrivo, l’esperto: «A dare la notizia devono essere tutti e due i genitori» | Corriere.it