In un contesto sociale segnato da conflitti, aggressività e crescente polarizzazione, la gentilezza rappresenta una risorsa concreta per la salute mentale e la qualità delle relazioni. È il messaggio emerso durante il XVII Congresso di Psichiatria di Bormio, dedicato al tema dei conflitti, attraverso l’intervento di Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF), intervistato da La Repubblica.
Secondo Mencacci, la gentilezza non è un segno di debolezza, ma una competenza che può essere coltivata e allenata. Significa imparare ad ascoltare, sospendere il giudizio e scegliere parole capaci di costruire comprensione anziché alimentare lo scontro. Pur non risolvendo ogni conflitto, può modificare il clima relazionale e favorire fiducia reciproca.
Lo psichiatra sottolinea inoltre come la gentilezza abbia un effetto contagioso: piccoli gesti di rispetto, ascolto autentico e attenzione verso l’altro possono ridurre le tensioni, rafforzare la coesione sociale e contrastare la diffusione dell’aggressività. In questo senso rappresenta una forma di resilienza civile e morale, capace di mantenere aperto il dialogo anche nelle situazioni più difficili.
Le evidenze scientifiche confermano che praticare abitualmente comportamenti gentili produce benefici anche sul piano fisico e psicologico. Diversi studi mostrano infatti associazioni con una minore incidenza di malattie cardiovascolari, un miglior funzionamento del sistema immunitario e un miglioramento del benessere complessivo.
Per Mencacci, gentilezza e gratitudine sono abilità che possono essere esercitate quotidianamente, proprio come un muscolo: allenarle contribuisce a contrastare solitudine e isolamento, rafforzando la salute mentale e la qualità delle relazioni.
Conclude Mencacci: in una società che spesso premia l’aggressività e la contrapposizione, scegliere la gentilezza significa rifiutare la cultura dell’odio e del cinismo. «La gentilezza non è debolezza: è una forma di ordine, di coraggio e di responsabilità verso sé stessi e gli altri».