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Troppi giovani sottovalutano il rischio: per Mencacci cresce una cultura dell’impulsività e della disconnessione dal pericolo

La tragica morte di una ciclista a Trento, avvenuta in circostanze molto simili a quella di Nicoletta Golisano a Palermo, ha riacceso il dibattito sui comportamenti a rischio alla guida e sul rapporto delle nuove generazioni con il concetto di limite e responsabilità. Sul tema è intervenuto Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF), in un’intervista al Corriere della Sera.

Secondo Mencacci, molti giovani mostrano oggi una ridotta percezione del pericolo, favorita da diversi fattori che si intrecciano tra loro: la diminuzione del sonno, l’uso eccessivo di dispositivi digitali, la continua connessione ai social network e una minore esposizione a esperienze dirette che aiutano a sviluppare il senso del rischio.

Lo psichiatra sottolinea come il cervello dei più giovani sia particolarmente vulnerabile alla ricerca di gratificazioni immediate e alla sottovalutazione delle conseguenze delle proprie azioni. In questo contesto, la tecnologia e i social media possono amplificare dinamiche impulsive e ridurre ulteriormente la capacità di valutare correttamente i pericoli.

Mencacci richiama inoltre l’attenzione sul progressivo indebolimento delle relazioni reali e del confronto diretto con gli altri, elementi fondamentali per sviluppare empatia, senso di responsabilità e consapevolezza delle proprie azioni. La sfida educativa, conclude, consiste nel recuperare una cultura del limite e della prudenza, senza rinunciare alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica ma imparando a utilizzarla in modo equilibrato.