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Mencacci: "Nella comunicazione di Trump prevale una strategia di dominanza, non una spiegazione psicopatologica"

In un’intervista al Corriere della Sera, Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF), ha analizzato le recenti modalità comunicative del presidente statunitense Donald Trump, sottolineando l’importanza di distinguere tra valutazioni cliniche e osservazioni sul comportamento pubblico.

Secondo Mencacci, gli attacchi verbali e la ridicolizzazione degli avversari politici rappresentano una precisa strategia comunicativa finalizzata a ridefinire i rapporti di forza e a consolidare il consenso, più che l’espressione di un disturbo mentale. Per questo motivo, lo psichiatra invita alla cautela nell’attribuire diagnosi psicopatologiche a figure pubbliche.

L’analisi evidenzia come la comunicazione aggressiva, la personalizzazione del conflitto e l’umiliazione dell’avversario costituiscano strumenti di dominanza simbolica, amplificati dall’ecosistema dei social media e orientati a massimizzare l’impatto emotivo sul pubblico.

Mencacci osserva inoltre che questo modello comunicativo può contribuire a una progressiva normalizzazione dell’aggressività, soprattutto tra i più giovani, favorendo fenomeni di imitazione e desensibilizzazione verso la violenza verbale.

Per contrastare questo tipo di dinamiche, lo psichiatra suggerisce una risposta improntata alla neutralità, al controllo emotivo e al mantenimento del ruolo istituzionale, evitando di alimentare la spirale dello scontro. In questo contesto, il silenzio può rappresentare una scelta comunicativa efficace e una forma di autorevolezza.